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Articoli di carattere astronomico

20200920 213846Read it in English

Molti degli astrofotografi della mia generazione, dopo essere passati per la fotografia analogica, si sono avvicinati per la prima volta all'astrofotografia digitale grazie ai sensori CMOS.

In pochi,. infatti, potevano permettersi i primi sensori CCD raffreddati per astronomia: costosi, piccoli e difficili da utilizzare erano riservati ai professionisti o ad astrofili evoluti.

All'inizio degli anni 2000, però, è cominciata la diffusione delle prime camere digitali a prezzi abbordabili per il grande pubblico, tra queste sono certamente da notare i vari modelli di Canon.

Questi sensori digitali, basati su teconlogia CMOS, non avevano certo l'impronta rigorosamente scientifica e il range dinamico dei CCD, ma permettevano di acquisire immagini digitali di qualità ad una frazione del prezzo di un CCD raffreddato.

Così è cominciata la mia avventura nell'astrofotografia digitale: dopo una breve parentesi con le webcam (la mitica Vesta Pro e la figlioletta Toucam), nel 2008 sono passato ad una Canon 350D, opportunamente modificata per estendere il range nel rosso.

Il punto di arrivo però, allora, era l'acquisto di un CCD monocromatico dotato di filtri al quale sono passato poco dopo.

 Negli ultimi anni però la tendenza sta cambiando: la tecnologia CCD ha raggiunto una certa maturità e non ha più mostrato la grande evoluzione dei primi anni, mentre la tecnologia CMOS si è evoluta continuamente, colmando il gap.

Per questo ero molto curioso di provare uno dei nuovo sensori CMOS per astronomia.

L'opportuna è arrivata grazie a Marco Rigo di Astrottica che mi ha concesso in prova l'attuale ammiraglia di casa ZWO: la ASI 6200 in versione a colori.

Una delle questione più discusse e meno comprese dai non addetti ai lavori è la, cosiddetta, linearità dei sensori d'immagine elettronici.

CCD e CMOS per imaging dovrebbero possedere una una caratteristica fondamentale se si vuole utilizzarli per usi scientifici o anche solo per l'imaging astronomico evoluto: la risposta del sensore alla luce deve essere lineare.

Linearità di risposta significa che l'output del sensore è correlato linearmente con l'intensità della radiazione che lo colpisce.

Se indichiamo con

ADU  l'intensità letta sull'immagine uscita dal sensore

I         l'intensità della radiazione

t         il tempo di posa

K       è una costante di proporzionalità fissa, dipendente dalle caratteristiche tecniche del sensore (principalmente efficienza quantica e guadagno).

allora, per un'immagine calibrata con il relativo dark frame, vale la relazione

ADU=K*I*t

Ecco il video dlla Conferenza tenuta insieme all'amico Lorenzo Comolli (http://www.astrosurf.com/comolli/) a proposito della possibilità di vedere i colori degli oggetti astronomici durante l'osservazione visuale al telescopio.

Il titolo, volutamente provocatorio, dice che la percezione dei colori è, in buona parte, dovuta ad una "illusione ottica" causata dalla fisiologia dell'occhio e del meccanismo della visione.

 

filtro INTInquinamento luminoso: la Nemesi di qualunque astrofilo urbano e suburbano.

Che siate astrofili visualisti o fotografi, uno di maggiori impedimenti per la vostra passione, è senza dubbio il dilagante fenomeno dell'inquinamento luminoso.

Non ne sono affette solo le grandi città, ma anche i centri urbani minori, tanto che si può affermare senza tema di smentita che, in Italia, non esiste più un cielo incontaminato.

Se poi vivete, come nel mio caso, in Pianura Padana, allora la situazione diventa disperata: vivo in Lombardia, ad una manciata di km dal centro di Brescia, sotto un cielo perennemente illuminato.

Sono ormai svariati anni che mi dedico alla fotografia astronomica, prima con la pellicola, poi con la DSLR approdando infine al CCD monocromatico.
Come molti astrofotografi ho iniziato la mia carriera, al tempo delle pellicole chimiche, con gli scatti su treppiede fisso, per poi passare alla fotografia in parallelo ad inseguimento manuale e, in men che non si dica, alla fotografia a fuoco diretto.


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