Seestar S30: una recensione a metà tra l’entusiasmo e la delusione
Premessa
Il Seestar S30 è il modello entry level della gamma ZWO dedicata ai telescopi smart “all-in-one”: in un unico corpo racchiude ottica, montatura, camera e software, pensato per chi vuole fare astrofotografia senza passare necessariamente per la curva di apprendimento — spesso ripida — dell’astrofotografia “tradizionale”.
L’ho voluto provare partendo da un punto di vista un po’ particolare: non sono un neofita, faccio astrofotografia da oltre 40 anni, e la domanda che mi interessava davvero era se questo strumento potesse trovare posto nel mio arsenale fotografico. Il mio termine di paragone era lo Star Adventurer, che uso già e che ho recensito qui: anche lui pensato per un’astrofotografia “mordi e fuggi”, rappresentava il riferimento naturale per questa prova.
Le risposte, come vedrete, sono state due, e in conflitto tra loro.
Scheda tecnica – Seestar S30
| Caratteristica | |
|---|---|
| Ottica | Rifrattore apocromatico tripletto, vetro ED, 30 mm |
| Lunghezza focale | 150 mm |
| Rapporto focale | f/5 |
| Campo visivo (tele) | 2.46° |
| Camera wide | FOV ~23.2°, per inquadramento/paesaggi |
| Sensore | Sony IMX662 (Starvis 2), colore |
| Risoluzione | 1920×1080 (Full HD) |
| Filtri integrati | UV/IR-Cut · Duo-Band (OIII 30nm / Hα 20nm) · Dark Field |
| Filtro esterno | Solare, aggancio magnetico (incluso) |
| Montatura | Alt-azimutale motorizzata, GoTo + tracking |
| Autofocus / Plate solving | Sì, gestiti da app |
| Esposizione singola | 0.5–30 s (fino a ~60 s in config. EQ) |
| Batteria | 6000 mAh, ~6h autonomia, USB-C |
| Memoria interna | 64 GB eMMC |
| Formati file | JPEG/FITS (foto), MP4/AVI (video) |
| Connettività | Wi-Fi 5G/2.4G, Bluetooth 5.0 |
| Peso | ~1.65 kg |
| Attacco treppiede | 3/8″-16 standard |
Unboxing e primo utilizzo
Lo strumento si presenta estremamente compatto e trasportabile: l’ho portato con me durante la mia recente vacanza in Toscana e, dopo aver caricato l’auto, sono riuscito comunque ad infilarlo in un pertugio tra i bagagli, quindi si dimostra estremamente portatile e comodo.
Nella borsa per il trasporto è presente un piccolo ma robusto treppiede che permette di utilizzare il Seestar in modalità altazimutale e un filtro solare che si può applicare al telescopio tramite un magnete: l’installazione è molto semplice, ma la qualità del filtro è veramente basilare.
La prima prova l’ho fatta proprio sul Sole: l’app su smartphone (io ho un telefonino Android) è abbastanza facile da utilizzare e ti guida passo passo alla connessione via wireless e al setup iniziale dello strumento: tramite i sensori è possibile metterlo “a bolla” e poi calibrare la bussola.
Beh! inutile dire che la velocità di messa in funzione non ha paragoni con nessun altro sistema per la fotografia astronomica (è paragonabile alla preparazione di una fotocamera su treppiede fisso) La prima prova l’ho effettuata proprio su Sole ma qui è sorto il primo problema: ho seguito pedissequamente le istruzioni dell’app, nonostante ciò il Seestar ha mancato clamorosamente il bersaglio posizionandosi a molti gradi dal Sole.
Allora ho ritentato, ma, di nuovo, bersaglio mancato quindi o sbaglio qualche cosa di fondamentale nel setup (ma l’app non mi ha aiutato), oppure c’è qualche cosa che non va nell’algoritmo di ricerca.
Una cosa simile mi è successa anche con il puntamento della Luna.
Tuttavia grazie al sensore secondario a largo campo è facile recuperare il bersaglio e puntarlo correttamente: Luna e Sole sono sufficientemente luminosi da essere identificabili con facilità nel grandangolo e, tramite il Joystick in app (che permette lo spostamento a due velocità), si sposta e si punta il telescopio manualmente senza grossi problemi.
La qualità dell’immagine purtroppo non è eccellente: Il disco solare appare piccolo nel campo inquadrato — conseguenza diretta della focale corta — e il dettaglio resta limitato dal ridotto potere risolutivo: non è un problema dello strumento, semplicemente siamo limitati dal diametro di 30 mm.
A peggiorare le cose contribuisce anche il filtro solare in dotazione: pur essendo comodo (si aggancia magneticamente in pochi secondi), non si tratta di un’ottica di qualità.
Restituisce una dominante aranciata e una definizione più “morbida” rispetto a quanto si otterrebbe con un buon filtro white-light dedicato — non a caso esistono già filtri sostitutivi di terze parti pensati proprio per superare questo limite: non ho provato direttamente questi filtri ma ho visto foto scattate da altri fotografi che, a parità di strumento, hanno ottenuto risultati decisamente migliori.
Nonostante ciò però ho trovato divertente e, soprattutto, istruttivo vedere le macchie solari in maniera così semplice e, soprattutto, sicura: l’unico rischio è quello di rovinare il sensore, ma solo ed esclusivamente se non si seguono le istruzioni dell’APP che ti istruisce su quando mettere e togliere il filtro.
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| Il Sole del 2 luglio 2026 alle 11.30 TU |
Prova sul campo: Val d’Orcia
Come prova vera e propria mi sono portato il Seestar in Toscana, in uno splendido agriturismo nei pressi di Montalcino: nella tranquillità della Val d’Orcia ho potuto apprezzare la facilità d’uso e la comodità estrema di questo strumento.
Avendo l’obiettivo di fare un lavoro serio, ho deciso di usarlo in modalità equatoriale, montandolo su un treppiede e usando un piccolo supporto equatoriale (Lo stesso che uso con lo Star Adventurer): Il supporto equatoriale non è strettamente necessario se si possiede un buon treppiede con testa regolabile, ma semplifica notevolmente la fase di messa in polare, quindi ne consiglio vivamente l’utilizzo.
Nota importante: L’attacco filettato del Seestar ha un diametro di 3/8": se il treppiede ha il classico filetto da 1/4" è necessario acquistare un adattatore (che costa pochi centesimi).
Il setup iniziale viene facilitato moltissimo dall’app per smartphone: infatti, una volta posizionato il telescopio in direzione nord, il dispositivo sfrutta i sensori interni e una routine astrometrica basata sul plate solving delle immagini per allinearsi al polo con una precisione più che accettabile: in pochi minuti si è pronti ad iniziare la ripresa.
Qui il Seestar S30 mi ha decisamente convinto. L’idea di puntare il telescopio, scegliere il target dall’app e vederlo iniziare a fotografare in autonomia — stacking incluso — è un’esperienza che abbatte completamente la barriera d’ingresso, forse un po’ troppo per i miei gusti di astrofotografo hardcore.
Personalmente sento che c’è qualcosa di profondamente sbagliato nel saltare tutta quella fase di apprendimento dei concetti di base dell’astronomia (coordinate, moto della sfera celeste, stagioni, costellazioni ecc.), ma anche se non lo condivido, posso capire che per qualcuno questa parte possa sembrare solo una noiosa premessa e preferisca, per usare una similitudine, prendere la cabinovia piuttosto che inerpicarsi su un sentiero di montagna.
Per chi vuole avvicinarsi al cielo senza dover prima studiare allineamento polare, guida, gestione dell’inversione del meridiano e compagnia bella, usare un Seestar è un’esperienza quasi magica e vedere l’immagine che, pian piano, si forma sullo schermo man mano che l’esposizione aumenta è certamente interessante.
Per il test ho fotografato alcuni degli oggetti “classici” dell’estate con pose tra i 15 e i 30 secondi.
Lo stupore iniziale
Devo dire che, durante la fase di ripresa, sono stato positivamente colpito dalle prestazioni del Seestar: a differenza del puntamento a dir poco approssimativo di Luna e Sole il centraggio, assistiti dal plate-solving, degli oggetti celesti è veloce e preciso e, nel giro di una manciata di secondi, porta l’oggetto ripreso al centro del campo e comincia la fase di ENHANCING, ossia l’integrazione delle singole pose per migliorare il rapporto segnale rumore.
Lo strumento può salvare in formato JPEG o FIT e da la possibilità di salvare anche i singoli frame grezzi. Per un uso serio ovviamente il JPEG è totalmente inutile e ha solo uno scopo “ludico” quindi, se si vuole fare anche solo un semplice post processing fuori dall’app è obbligatorio salvare in formato FIT.
I singoli files non sono dei veri e propri grezzi, infatti il Seestar applica in automatico una prima calibrazione con un flat “di repertorio”, memorizzato nella memoria interna e un dark.
Personalmente mi sarebbe piaciuta la possibilità di avere dei veri e propri grezzi da calibrare autonomamente (o per lo meno un’opzione da abilitare nel software), ma almeno c’è la possibilità di aggiornare il flat di fabbrica creandone uno proprio.
Altra cosa che trovo inutile è il fatto che, insieme ai singoli FIT vengano salvate anche le copie JPG in due diversi formati (piena risoluzione e thumbnail): questi file sono totalmente inutili e occupano solo spazio prezioso nello storage interno.
Con questa modalità non è possibile definire prima il numero di pose da sommare: l’integrazione si ferma solo nel momento in cui viene manualmente interrotta dall’utente anche se, fortunatamente, continua anche se si disconnette il telefono/tablet.
Mentre l’integrazione procede, il Seestar esegue una semplice elaborazione dell’immagine acquisita che permette già di vedere l’oggetto fotografato, ma la parte divertente per un neofita è usare l’APP sullo smartphone.
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| Il Velo del Cigno così come uscito dal Seestar S30: 220 pose da 30 secondi |
L’APP per l’elaborazione, pur essendo molto basilare, permette di compiere le operazioni fondamentali della postproduzione astronomica aiutate dalla IA: Riduzione dei diametri stellari, regolazione di luminosità e contrasto, saturazione e, nel caso si riprenda da cieli inquinati o con la Luna, una semplice riduzione del gradiente.
Il risultato finale, considerato che è stato fatto con uno strumento così piccolo è sorprendente e mi ha fatto ben sperare sulle potenzialità di questo strumento.
I limiti: tracking e integrazione
Al rientro dalle ferie ho deciso di scaricare gli scatti grezzi e l’integrazione fatta dal Seestar in automatico ed elaborarli manualmente con PixInsight e qui è arrivata la prima doccia fredda:
Analizzando i singoli scatti da 30 secondi della Nebulosa Velo, mi sono reso conto che molti di questi risultavano fortemente mossi, nonostante avessi montato il Seestar in configurazione polare e avessi eseguito l’allineamento al polo (secondo istruzioni dell’app) in maniera molto accurata.
Ho valutato una percentuale di scarto di oltre il 60% per gli scatti da 30 secondi e intorno al 50% per quelli da 20 secondi: credo che, per uno strumento dedicato alla fotografia astronomica, un tracking così approssimativo sia un difetto piuttosto grave: giusto per fare un confronto, con lo Star Adventurer riesco ad ottenere pose accettabili con tempi intorno ai 3 minuti con una focale analoga al Seestar S30, quindi tale errore di inseguimento mi ha totalmente spiazzato.
Non so sinceramente se questo sia un limite di questo modello, che, ricordiamolo, è un entry level della gamma Seestar, ma credo che l’azienda dovrebbe impegnarsi maggiormente sulla qualità dell’inseguimento soprattutto in modalità EQ.
Nonostante il mosso ho deciso di integrare tutte le immagini per fare un confronto diretto con l’integrazione effettuata in automatico dal software del Seestar il risultato è visibile nell’immagine qui sotto.
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| Confronto tra l’integrazione eseguita con PixInsight (a sinistra) e quella eseguita direttamente dal Seestar S30 (a destra) |
Si possono notare due cose piuttosto importanti: la prima è che il Seestar effettua una riduzione del rumore piuttosto pesante sull’immagine integrata, ma solo sulle alte frequenze spaziali, quindi rimane un forte rumore “a bolle” sul fondo cielo, abbastanza difficile da recuperare in post-produzione.
Seconda cosa: l’aspetto delle stelle ottenute dal Seestar è decisamente migliore. Questo potrebbe essere dovuto al fatto che vengono integrate le immagini migliori, oppure che venga applicata una tecnica di ricostruzione dei dettagli basata sull’AI.
Dato l’aspetto delle stelle, propenderei per la seconda ipotesi, ma ovviamente non posso esserne sicuro.
Sebbene questa cosa possa sembrare un vantaggio per un principiante, personalmente trovo profondamente scorretto fornire all’utente finale un grezzo premasticato senza dargli la possibilità di disabilitare questa funzione che altera in maniera sostanziale la qualità dell’immagine.
Ho quindi deciso di cestinare a priori l’integrazione automatica e continuare a lavorare sulle immagini integrate manualmente
Nota importante per chi utilizza PixInsight per il preprocessing: il file FIT del Seestar usa una convenzione inusuale per l’origine delle coordinate. Per poter importare ed elaborare correttamente l’immagine, soprattutto in fase di debayer, è necessario comunicare a PixInsight l’origine delle coordinate del file FIT. Questo lo si può fare temporaneamente utilizzando il format hint top-down nell’apposito campo dei process, oppure impostando l’origine nel formato del file FIT in FORMAT EXPLORER
Il salvagente: il machine learning
Nonostante la qualità dell’integrazione non sia ottimale, ho provato ad elaborare comunque l’immagine utilizzando un noto tool di deconvoluzione basato su rete neurale: grazie a questa tecnica le immagini vengono “riparate” e diventano più che accettabili.
Nelle immagini qui sotto si vede il risultato dell’elaborazione con PixInsight delle prove che ho effettuato sul campo sotto il bel cielo della campagna intorno a Montalcino: Su Astrobin per chi lo desidera, ci sono le immagini a piena risoluzione accessibili cliccando su ogni singola immagine
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| La Nebulosa Velo col Seestar S30 |
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| La Galassia NGC 6946 col Seestar S30 |
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| L’ammasso M22 col Seestar S30 |
È un cambio di paradigma interessante: il Seestar S30 non è un buon strumento di acquisizione in senso classico, soprattutto se si vogliono allungare i tempi di integrazione dei singoli frames, ma diventa uno strumento perfettamente utilizzabile e divertente se lo si accetta come parte di una pipeline moderna in cui il software fa la parte del leone.
Come ultima prova ho voluto testare la funzione di pianificazione del software per smartphone: l’idea era creare un piccolo mosaico formato da tre pannelli della zona della nebulosa Nord America.
Il Seestar ha una sua funzione di creazione dei mosaici, ma mi è stato detto che, in questo caso, non vengono forniti i singoli scatti, ma solo l’integrazione finale: non ho potuto verificare questa informazione, ma, dal momento che le mie vacanze erano giunte al termine, ho preferito testare la pianificazione.
Il software è veramente intuitivo e ha funzionato bene permettendomi di creare il mosaico in PixInsight integrando i singoli scatti.
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| Nord America e Pellicano col Seestar S30 |
Conclusioni (per ora)
Sono combattuto, e lo dico senza remore.
Da un lato, per il mio uso specifico il Seestar S30 è sostanzialmente inutile: ho già uno Star Adventurer che, con un po’ di impegno in più da parte mia, ottiene risultati equivalenti o superiori, con molto più controllo su ogni fase del processo. È un metodo decisamente più vicino al mio modo di vedere l’astrofotografia e mi ci trovo più a mio agio.
Dall’altro, la comodità e l’immediatezza d’uso mi hanno colpito profondamente, e il fatto che il machine learning moderno riesca a colmare parzialmente il gap qualitativo del tracking cambia parecchio i termini della valutazione.
Resto convinto che, per chi sta imparando, affidarsi a uno smart telescope sia una scorciatoia un po’ troppo semplice per avvicinarsi all’astrofotografia e che così facendo si perdano parti importanti di questo hobby. Confrontandomi però con chi ha una visione più accomodante della mia, mi sono reso conto di un aspetto interessante: se qualcuno è davvero interessato all’astrofotografia, prima o poi sentirà questo strumento diventare inadeguato ai propri obiettivi, e deciderà di passare a qualcosa di più complesso — dovendo comunque colmare, a quel punto, il gap di conoscenza inizialmente rimandato grazie allo strumento.
Detto questo, non credo che comprerò il Seestar S30: per me le sue caratteristiche lo rendono poco più di un passatempo divertente, anche se ho apprezzato l’idea di avere uno strumento compatto e facile da usare quando sei in vacanza con la famiglia.
Mi piacerebbe quindi provare altri modelli, per vedere se riesco a trovare qualcosa più vicino alla mia esperienza e che mi lasci più scelta nelle opzioni di configurazione. Sto guardando con interesse, in particolare, al Seestar S50 Pro, che dovrebbe uscire entro la fine dell’anno — a patto che il prezzo sia ragionevole.







